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Stati Uniti: confini interni ed esterni raccontati dalle mappe

Stati Uniti: confini interni ed esterni raccontati dalle mappe

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Le mappe geografiche degli Stati Uniti d’America rappresentano il risultato di un lungo e complesso processo di espansione territoriale.

I suoi confini, sia interni che esterni, raccontano un’evoluzione geo-storica che, nell’arco di poco più di due secoli, ha portato lo Stato dall’essere una stretta fascia costiera atlantica a una potenza continentale e marittima.

Dal punto di vista interno, gli Stati Uniti si configurano come una federazione di 50 stati, ciascuno delimitato da confini amministrativi propri.

Gli stati originari della costa atlantica presentano confini irregolari, spesso ereditati dall’epoca coloniale, mentre quelli nati dall’espansione verso Ovest mostrano confini più geometrici, basati su paralleli e meridiani, più facili da rappresentare e gestire dal punto di vista cartografico.

Un esempio emblematico dei confini interni è quello dei Four Corners, punto d’intersezione dove si incontrano ben 4 stati: Arizona, Utah, Colorado e New Mexico. Si tratta di un caso unico negli Stati Uniti, simbolo della fiducia ottocentesca nella precisione cartografica.

Dal punto di vista esterno, gli Stati Uniti occupano una posizione geografica strategica nel Nord America, delimitata da due grandi oceani e da confini terrestri di natura e origine differenti.

A nord, il confine tra Stati Uniti e Canada rappresenta il più lungo confine terrestre internazionale del mondo. È una linea definita nel tempo da accordi diplomatici e trattati. Dal punto di vista cartografico, questo confine alterna linee artificiali, come il celebre 49° parallelo, ed elementi naturali, tra cui i Grandi Laghi e il fiume San Lorenzo, dimostrando il ruolo centrale della cartografia nella stabilizzazione dei rapporti territoriali tra due grandi Stati. È un esempio emblematico di come la cartografia abbia svolto un ruolo fondamentale nella stabilizzazione dei rapporti territoriali tra due grandi Stati.

Di natura molto diversa è il confine a sud con il Messico, nato dall’espansione territoriale statunitense del XIX secolo. In seguito alla guerra messicano-statunitense (1846–1848), gli Stati Uniti acquisirono vaste regioni dell’attuale Sud-Ovest. Questo confine è in parte naturale, seguendo il corso del Rio Grande, e in larga misura artificiale, tracciata in ambienti desertici e semi-aridi. La sua origine storica rende questo limite uno dei più significativi dal punto di vista geopolitico e cartografico.

Sul piano marittimo, i confini degli Stati Uniti sono definiti secondo il diritto internazionale del mare e testimoniano l’apertura del paese verso una dimensione globale, favorita dall’affaccio sull'Oceano Atlantico, sull’Oceano Pacifico e sul Golfo del Messico.

Sono tuttavia due i territori che rendono la geografia statunitense particolarmente significativa: Alaska e Hawaii.

La prima, separata dal territorio continentale, confina con il Canada e presenta un confine marittimo con la Russia attraverso lo Stretto di Bering. La sua acquisizione nel 1867 dimostra come l’espansione degli Stati Uniti abbia superato i limiti continentali. Le seconde, invece, arcipelago nel Pacifico centrale, possiedono esclusivamente confini marittimi e rafforzano la dimensione oceanica e globale del paese.

Osservati nel loro insieme, i confini degli Stati Uniti d’America mostrano un’alternanza tra limiti naturali e linee artificiali, evidenziando la trasformazione degli USA da nazione costiera a potenza continentale e oceanica.

Grazie alle mappe degli Stati Uniti presenti nell’archivio storico di Cartografica Visceglia, si possono leggere i confini degli Stati Uniti non solo come il risultato di decisioni storiche e diplomatiche, ma anche il compromesso tra geografia e cartografia. Inoltre, esse rappresentano uno strumento fondamentale per comprendere l’evoluzione territoriale di un territorio così vasto e importante come gli Stati Uniti d’America.

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