Dalla sua invenzione nel II secolo d.C., la carta ha subito una serie di trasformazioni relative al luogo di fabbricazione e al materiale utilizzato.
Sul finire del XIII secolo, i cartai del comune di Fabriano innovano la carta araba, impiegando il lino e la canapa. Grazie a essi, la carta italiana ha differenti formati e una diversa filigranatura, dalla qualità migliore. La sua economicità ne permette la diffusione in tutta Europa.
A metà del XIV secolo, il primato della carta italiana viene soppiantato dalla carta prodotta dai nuovi centri cartari situati in Francia e Germania.
Verso la seconda metà del XV secolo, a causa degli alti costi dei macchinari, la produzione si sposta in Olanda. Agli olandesi si deve l’invenzione di macchine capaci di produrre una carta più bianca ed omogenea, anche se meno resistente.
Nel 1798, Louis-Nicolas Robert brevetta un nuovo macchinario, messo in commercio da Didot Saint-Léger, proprietario della cartiera di Essonnes. Nel 1803, la macchina, il cui sistema di funzionamento è ispirato allo stesso alla base della macchina a vapore, viene perfezionata: inizia la produzione industriale della carta.

Grazie all'utilizzo della pasta di legno come materia prima, la produzione diventa di massa e la carta diventa un prodotto di largo consumo. Iniziano a diffondersi i giornali e i romanzi, a prezzi economici.
L'abbondanza di carta industriale, a basso costo, permette di differenziarne gli utilizzi: la carta viene sfruttata dal settore alimentare, dall’abbigliamento, così come dalla pubblicità, con i primi manifesti. La cartografia produce mappe di notevole rilievo.
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