Un tempo, nella zona dei Fori imperiali, all’altezza del Foro di Traiano, c’era un agglomerato di abitazioni adibite a cantine, di cui oggi sono visibili le fondamenta, che si presentano adornate da piastrelle e maioliche d’inizio ‘900.
Questa particolare coesistenza di antico e moderno si spiega con il fatto che la zona costituiva un quartiere conosciuto come Alessandrino, il quale fu demolito solo all’inizio del secolo scorso.
La storia del quartiere Alessandrino risale al 1570, quando il cardinale Michele Bonelli, nipote di papa Pio V Ghislieri, fece bonificare l’area compresa tra il Campidoglio, la Suburra, il Foro Romano e soggetta ad impaludamento nel corso del Medioevo. Nacque così un quartiere denominato Alessandrino, in omaggio al cardinale, originario della provincia di Alessandria.
Esso era costituito da un articolato complesso di stradine, vicoli e piazzette, in cui si alternavano abitazioni modeste a palazzetti d’epoca, monasteri e chiese. Qui vi abitavano artisti come Michelangelo Buonarroti o Giulio Romano. La sua strada principale era la via Alessandrina, una via lunga più di 400 metri, che partiva dalla Colonna di Traiano e arrivava alla Basilica di Massenzio.

All’inizio del ‘900, la zona limitrofa di Piazza Venezia fu interessata dalle demolizioni per far spazio all’Altare della Patria; di lì a poco, anche il quartiere Alessandrino avrebbe subito importanti modifiche. Nel 1925, infatti, si pensò di costruire una nuova strada che collegasse la neonata Piazza Venezia al Colosseo e che facesse rivivere lo splendore della Roma imperiale.
Il Piano Regolatore di Roma del 1926 avviò i lavori di demolizione e, tra il 1931 ed il 1933, l'area venne rasa al suolo per lasciare spazio alla nuova Via. Il quartiere Alessandrino fu l'ultimo a essere abbattuto.
La via Alessandrina venne tuttavia risparmiata, anche se il suo tracciato fu decontestualizzato rispetto all’assetto originario. Oggi, essa appare come un punto di vista suggestivo sui Fori e le sue meraviglie.
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