Via Egnatia: una strada verso oriente

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Via Egnatia: una strada verso oriente

 

Con la fine della seconda guerra punica nel 202 a.C., ed il completamento della Via Appia fino a Brindisi, nel 190 a.C., era necessario per Roma proseguire la strada verso oriente per collegare la capitale con le nuove province dell’Acaia, dell’Illiria e della Macedonia, che comprendeva anche l’Epiro. Si iniziò così a costruire la Via EgnatiaVia Ignazia, nel 146 a.C. per volere di Gaio Ignazio, Proconsole di Macedonia, da cui prese il nome.

Fu tra le prime vie consolari che i romani edificarono fuori dall’Italia; con tale opera si realizzò un itinerario est-ovest che tagliava la penisola balcanica tra il Canale d’Otranto ed il golfo di Salonicco, congiungendo Ionio e basso Adriatico all’Egeo settentrionale; successivamente prolungata verso Bisanzio-Costantinopoli, collegando le due capitali dell’Impero e proiettando Roma verso l’Oriente.

percorso via egnatia

La strada, aveva come punto di diramazione alla sua estremità occidentale, la città di Apollonia un piccolo villaggio nei pressi dell'odierna Fier, in Albania. Sulla via Egnazia si innestava una strada proveniente da Epidamnos o Dyrrachium, odierna Durazzo in Albania, denominata convenzionalmente negli studi "ramo settentrionale della via Egnazia. Ed è proprio da qui che inizia la via Egnatia.

Grazie alla costruzione della nuova strada romana questi centri conobbero una ricchezza e splendore che non ebbero più nel corso della storia.

Riunitesi le due vie in un unico percorso, la via risaliva il corso del fiume Genusus (Shkumbin) seguendo probabilmente una precedente pista, detta Via Candavia, dal nome di una montagna illirica. Questa parte della strada attraversava per l'appunto una regione montuosa che dobbiamo ritenere, per gli antichi, si estendesse almeno sino alla regione dei laghi di Lychnidòs (lago di Ocrida, laghi di Grande Prespa e Piccolo Prespa).

I romani costruirono comunque ex novo l’intero tracciato, con proprie tecniche edificatorie, scavando nella roccia un buon segmento di strada nelle gole che risalivano i monti in territorio illirico-macedone, superando lo spartiacque che divide l’impluvio adriatico-ionico dall’Egeo

Da Lychnidòs la via proseguiva verso i passi montani lungo i quali correva il confine tra Illyricum e Macedonia. Attraverso di essi, il percorso consentiva l'accesso ad un distretto della Macedonia settentrionale, la Lincestide, e al suo centro principale, Eraclea Lincestide (nei pressi dell'odierna Bitola), dove approdava anche un percorso dall'importante nodo viario di Stobi.

La via Egnazia toccava poi Edessa, e quindi, attraverso la pianura macedone, per Pella giungeva a Thessalonica (odierna Salonicco). Questa città ebbe un’enorme importanza commerciale, viaria, politica e religiosa; da sud, vi giungeva la strada che proveniva dalla Grecia centrale; da nord, quella che attraversava la Macedonia risalendo il corso del fiume Bardarius (oggi Vardar in slavo ed Axiòs in greco) fino a Scupi (Skopje, attuale capitale della Repubblica di Macedonia) ed attraverso la sella di Kumanovo tagliava la Mesia, attuale valle della Morava in Serbia, per giungere in Pannonia (Ungheria).

Successivamente da Thessalonica la via Egnatia, in età imperiale, venne proseguita sino a Bisanzio - Costantinopoli attraversando i centri urbani di Amphipolis (Amfipoli), PhilippiNeapolisTraianopolisKypsela.

Analizzando i manufatti stradali e le pietre miliari, si intuiscono le attività edificatorie dell’età di Augusto, nel cui periodo risalgono le costruzioni di due ponti, quello sullo Strymon e quello di Topçias, e quello di Traiano.

Nella capitale del Bosforo, Costantinopoli, si raccordavano alla via Egnatia sia le strade che provenivano dall’Europa che quelle dall’Asia. Il capolinea orientale fu uno dei massimi centri stradali del mondo antico. Da lì era possibile risalire ad occidente verso Tracia, Illiria, Mesia, Dacia, Chersoneso e verso oriente costeggiare il Ponto Eusino fino all’Armenia o puntare verso Ancyra e la Mesopotamia o dirigersi a sud verso il vicino Oriente e l’Egitto.

Tutta la via Egnatia fu costruita in territori aspri, all’epoca poco conosciuti, che hanno messo a dura prova le capacità tecniche degli ingegneri romani; solo in alcuni tratti, come in Italia, fu possibile sfruttare le valli fluviali e le pianure costiere. In alcuni luoghi si tennero presenti i tracciati dei tratturi che dai monti scendevano verso le pianure costiere dell’Adriatico e dell’Egeo. Certamente fu la strada più nota e trafficata fuori della nostra penisola.

percorso via egnatia

Rilevante il ruolo giocato dalla via Egnatia come medium della diffusione del Cristianesimo ed in età medievale ed ottomana, oltre all'importanza strategica ed economica che ebbe per secoli: quasi tutti gli scambi dell'Impero bizantino con l'Occidente passavano per questa strada, usata inoltre più volte dai Crociati. In effetti anche durante l’età dei Bizantini e degli Ottomani la via Egnazia continuò parzialmente a funzionare: ad essere percorsa da mercanti, eserciti, viandanti, predicatori, crociati, invasori, esploratori.

Ma mentre Bisanzio era in declino e la vedeva più come un possibile varco per gli invasori, l’impero ottomano dei secoli d’oro, specie al tempo di Solimano il Magnifico, la considerava una delle due ‘ali’ che dalla capitale permettevano di volare ai due estremi del mondo: più precisamente, ai popoli sottomessi dei Balcani, e che avrebbe poi portato a conquistare Vienna

La funzione e il percorso di quella che una volta si chiamava via Egnatia è oggi ricalcata, dall'autostrada Egnatia Odos, un progetto iniziato nel 1990 e completato nel 2009. L'autostrada in questione collega il porto di Igoumenitsa alla frontiera tra Grecia e Turchia passando per le regioni greche dell'Epiro, della Macedonia e della Tracia, per una lunghezza complessiva di 670 km.

Il ponte in pietra con 28 archi

il ponte di sinan cartografica visceglia

 Chi esce oggi da Istanbul e supera l’aeroporto Atatürk, procedendo lungo la costa prosegue su un ampio stradone moderno più o meno il percorso della Via Egnatia. Ad un certo punto, si incontra un’ampia laguna che sfocia nel mare. I sultani, non tollerando quella deviazione proprio alle porte della capitale, decisero che lì andava costruito un ponte e che questo avrebbe tagliato la laguna in linea retta. E così a Büyükçekmece si può ammirare una straordinaria opera di ingegneria, che è anche uno dei capolavori artistici della Turchia ottomana.

Il ponte scavalca la laguna, lungo 636 metri, è tanto pratico quanto singolare. E’ sorretto da 28 archi a volta, ma ha la caratteristica di essere suddiviso in quattro sezioni, ciascuna delle quali costruita ‘a schiena d’asino’. Perciò, pur essendo assai largo e imponente, sembra distendersi snello e flessuoso. E’ opera del celebre architetto ottomano Sinan.

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