Mappe e letteratura: parte II

Mappe e letteratura: parte II

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“La carta geografica insomma, anche se statica, presuppone un’idea narrativa, è concepita in funzione di un itinerario, è Odissea”

-Italo Calvino

Nella letteratura, le mappe sono talvolta ispiratrici di storie sui luoghi. D’altronde, con i suoi spazi disegnati, i fiumi d’acqua alternati alla vegetazione, le insenature delle montagne, la mappa è un supporto che unisce tecnica e immaginazione, concretezza e astrattismo, facendo sognare lo scrittore e, in secondo luogo, il lettore. 

Dunque, i luoghi raccontati possono essere reali o avvolti nella leggenda, vicini o lontani, apparentemente inarrivabili; “chimere, utopie e illusioni”, per citare Umberto Eco. Lo scrittore, che da ragazzo sognava sugli atlanti, racconta storie ambientate in monasteri, grandi città e isole. Ne L'isola del giorno prima, Eco prende spunto dagli scritti di un nobile, Roberto De la Grive, che, naufragato nei Mari del Sud, cerca di raggiungere l'isola più vicina. Essa però si trova in un meridiano che segna il cambio di data, nel limbo del passato, ed è popolata da una flora e fauna sconosciute. Quello che sembrava essere il porto sicuro dai pericoli del mare si rivela una mera illusione, un prodotto della mente. 

Allo stesso modo, sono irreali anche le città invisibili descritte da Marco Polo al Kublai Khan, i due protagonisti del romanzo omonimo di Italo Calvino. Lo scrittore fa immaginare all’esploratore mete fuori dal tempo e dallo spazio, magiche, fantastiche, ognuna con una sua storia, una sua toponomastica, creando una cartografia in cui emergono dettagli invisibili agli occhi. Un resoconto di viaggio che è fisico e mentale. 

Un viaggio fisico ed emotivo è anche quello intrapreso dal giovane protagonista del romanzo Sempre tornare di Daniele Mencarelli, scrittore vincitore del "Premio Strega Giovani" con Tutto chiede salvezza. Egli scrive prendendo ispirazione da una carta geografica: per l’esattezza, una carta dell'Italia personalizzata di Cartografica Visceglia. Nell’estate 1991, Daniele, un giovane diciassettenne, parte alla volta della Riviera Romagnola insieme agli amici. Una disavventura capitata in discoteca lo convince a ripartire e tornare a casa, facendo l’autostop; non senza intoppi. Con questo romanzo, l’autore dimostra che le mappe sono importanti veicoli di conoscenza geografica e motrici della creatività.

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