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L’influenza di Marco Polo sulla cartografia

L’influenza di Marco Polo sulla cartografia

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Il "Milione" di Marco Polo è una di quelle opere destinate a sfidare i secoli: nonostante siano trascorsi oltre settecento anni dalla sua stesura, il suo fascino resta ancor oggi immutato.

Trascritto negli ultimi anni del XIII secolo da Rustichello da Pisa, che ne raccolse il testo dalla viva voce dello stesso Marco Polo, il libro riscosse un immediato successo di pubblico, influenzando in modo significativo tutta la cartografia di epoca posteriore.

Il suo valore documentario oltrepassa i confini del semplice diario di viaggio, offrendo una vera e propria conoscenza enciclopedica dell'Asia medievale.

Sui luoghi attraversati e soprattutto su quelli dove ha soggiornato, Marco Polo fornisce ragguagli non solo geografici ma anche inerenti la storia, la politica, l'etnografia, la tecnologia e le scienze naturali.

Nei diciassette anni vissuti in Cina, infatti, il viaggiatore veneziano ebbe modo di raccogliere un’enorme quantità di informazioni di prima mano su una molteplicità di campi del sapere, apportando per la prima volta all'Occidente una conoscenza delle terre asiatiche mai raggiunta prima.

Per questo, il "Milione" è considerato a buon diritto una svolta importante nell'evoluzione della cultura occidentale.

L’influenza di Marco Polo sulla cartografia

La divulgazione dell'opera, com'è facilmente immaginabile, cambiò l’intera visione del mondo conosciuto, influenzando in modo decisivo l’erudizione, i viaggi (sia di esplorazione che a fini commerciali, diplomatici e religiosi), la navigazione e, soprattutto, la produzione cartografica.

Oltre ad ispirare le prime traversate di Cristoforo Colombo, le sue descrizioni dell'Estremo Oriente consentirono la creazione di nuove mappe e l'aggiornamento di quelle già esistenti.

Tra le carte geografiche che più risentirono dell'influsso di Marco Polo vi fu il cosiddetto "Mappamondo di Fra Mauro", planisfero attribuito ad un monaco italiano attivo nell'ambiente cartografico veneto nella prima metà del XV secolo.

Rispetto alle precedenti raffigurazioni del mondo (come il trecentesco "globo di Paolino Veneto") fortemente improntate di teologia medievale, con Gerusalemme al centro e il Mediterraneo in primo piano quale "unica parte del mondo in grazia di Dio", il mappamondo di Fra Mauro riporta il posizionamento esatto delle terre d'Asia (Cina, India e Mongolia, in particolare) delle quali sono citati le città, i fiumi ed altri riferimenti importanti, con una struttura molto più vicina a quella dei moderni planisferi.

Il passare dei secoli non affievolì l'impatto del "Milione" sulla cartografia: ancora agli inizi del XVII secolo, un'edizione del "Theatrum Orbis Terrarum" recava una mappa dell'Oriente nella quale era raffigurato il Gran Khan nella sua tenda, nonostante l'Impero Mongolo non esistesse più dal 1368.

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