Come la cartografia sia fondamentale nel comprendere la diffusione del Coronavirus
Per comprendere le dinamiche di diffusione del Covid-19, le mappe rappresentano sicuramente uno dei riferimenti di base. Nelle carte geografiche, infatti, trovano spesso una conferma (o, al contrario, una smentita) le varie ipotesi sulle cause più importanti della propagazione del virus.
Il maggiore o minore rispetto delle regole (restare a casa e uscire solo se strettamente necessario, usare guanti e mascherina, mantenere le distanze di sicurezza, ecc.) non basta, da solo, a spiegare un fenomeno di così vasta portata: è fondamentale analizzare tutti gli altri possibili fattori di rischio, come il clima, il tasso di urbanizzazione, la densità di popolazione per kmq e la presenza di particolari scenari (come la pianura padana) soggetti ad inquinamento e ad emissioni nocive di vario tipo.
Da non sottovalutare sono anche le distanze e la mobilità: a tal proposito, alcune fasce del Nord Italia ad alto tasso di pendolarità (tanto scolastica quanto lavorativa) hanno rivestito un ruolo di primo piano nell'intensificarsi dei contatti e degli assembramenti che avvengono soprattutto in stazioni e mezzi di trasporto pubblico (treno, autobus, metropolitana).
Un accurato studio del territorio, quindi, permette non soltanto di ricavare dati importantissimi sui fattori ambientali di maggior peso, ma anche di capire come le abitudini di vita abbiano potuto influire sulla diffusione del contagio in relazione al modo in cui gli spazi vengono vissuti.

Fornendo dati di prima mano sul posizionamento geografico, sulle caratteristiche fisiche del territorio e sui collegamenti fra i vari centri abitati, la cartografia agevola così il tracciamento di un "Mapping riflessivo" come quello recentemente realizzato dal team di geografi dell'Università di Bergamo.
Tale elaborato ha messo in luce il ruolo preponderante della mobilità nella propagazione del virus, evidenziando come ad esserne maggiormente interessati siano stati i piccoli centri di provincia, più che le grandi città.
I risultati di questa ricerca portano infatti alla conclusione che siano proprio i collegamenti i veicoli primari: solo in un secondo momento, l'urbanizzazione amplifica i contagi attraverso le inevitabili concentrazioni umane, soprattutto nei luoghi chiusi (uffici, negozi, locali di ristoro, teatri, cinema, palasport, ecc.).
Tale meccanismo, visto in una prospettiva più ampia, spiegherebbe la rapidità di diffusione del Covid-19 a livello mondiale: a favorire la circolazione del contagio, infatti, sono proprio la frequenza e la facilità con cui oggi è possibile spostarsi non solo entro i confini di uno stesso stato ma anche tra un continente e l'altro.
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