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Le rivoluzioni cartografiche del Rinascimento

Le rivoluzioni cartografiche del Rinascimento

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Tra Umanesimo e Rinascimento, la nuova temperie culturale che portava a privilegiare l'autonomia intellettuale rispetto al dogma e alla tradizione impresse una svolta significativa a diverse discipline; a ciò si aggiunsero gli apporti dei grandi viaggi di esplorazione e la conseguente apertura di nuovi orizzonti geografici.

La cartografia fu una delle scienze più coinvolte in tal senso, tanto che a quest’epoca si fanno risalire le origini della moderna cartografia scientifica.

Per secoli, le conoscenze cartografiche erano rimaste entro confini ben precisi, limitandosi ad un ruolo prevalentemente pratico e funzionale (si pensi ai portolani e agli altri supporti per la navigazione); agli inizi del XV secolo, la situazione cambiò radicalmente, suscitando verso le carte geografiche un interesse di natura più propriamente scientifica.

Tale mutamento partì da una rivalutazione della "Geografia" di Tolomeo. In questo periodo, infatti, l'opera del geografo alessandrino (II secolo d.C.) fu tradotta per la prima volta in latino dal dotto bizantino Emanuele Crisolora (1350 circa-1415) e dal classicista toscano Jacopo Angeli (1360 circa-1410 circa): la versione fu poi stampata nel 1475, ottenendo una grande risonanza e costituendo il principale punto di riferimento per tutta la cartografia posteriore.

Questa prima edizione latina della "Geografia" riportava solo il testo ma non le carte; le pubblicazioni successive vennero via via arricchite da un numero sempre maggiore di mappe, contenenti inizialmente solo la descrizione del mondo antico per poi essere progressivamente aggiornate con le terre di recente scoperta.

Le rivoluzioni cartografiche del Rinascimento

Fra le prime rappresentazioni del continente americano, a tal proposito, si distinse l'opera del tedesco Martin Waldseemüller (1470-1521), realizzata nel primo decennio del Cinquecento e considerata oggi come il primo "Atlante" di età moderna: composta da una prima parte dedicata alla "Geografia" di Tolomeo e da una seconda incentrata sulle nuove scoperte, mirava ad offrire una visione aggiornata del mondo senza tuttavia sminuire il valore dell'autorità.

I progressi della stampa e gli sviluppi della geografia matematica, nei quali si distinse in modo particolare il tedesco Johann Muller (Regiomontanus; 1436-1476), diedero ulteriore impulso alla diffusione della cartografia, stimolando la creazione di sistemi sempre più elaborati e precisi.

Un contributo importante venne dal mondo arabo con Al Mahri (1480-1550), noto per aver utilizzato gli apporti della trigonometria e dell'astronomia per calcolare le differenze di latitudine e longitudine fra i diversi punti della Terra.

Particolare rilevanza ebbero le cosiddette "proiezioni cartografiche", come quelle messe a punto da Johann Werner (1468-1522) e da Gerardo Mercatore(1512-1594), miranti a riprodurre su piano l’intero globo terrestre.

Accanto alle rappresentazioni più innovative esistevano mappe create ancora sul modello tolemaico, come quelle realizzate da Pietro Apiano (1495-1552).

La sua "Cosmographia", pubblicata nel 1524, era infatti largamente fondata sull'opera di Tolomeo: vantava comunque alcuni elementi di novità, come la proposta di misurare la longitudine in base alla distanza lunare.

L'evoluzione cartografica cinquecentesca annovera tra i suoi protagonisti anche il fiammingo Rainer Gemma Frisio (1508-1555), celebre per aver scritto il più antico trattato sui principi della triangolazione e per aver contribuito con le sue conoscenze matematiche agli sviluppi dell’astronomia, alla compilazione di mappe geografiche e alla costruzione di strumentazioni scientifiche.

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