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Forma Urbis di Venezia al Museo Correr.

Forma Urbis di Venezia al Museo Correr.

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Forma Urbis di Venezia al Museo Correr.

Siamo nuovamente a Venezia per andare in luogo unico, dove lo sviluppo urbanistico di Venezia in diverse epoche è documentato attraverso piante e vedute della città. Siamo nel Museo Correr.

Solo poche città dispongono di un repertorio cartografico come quello veneziano, che si sviluppa con ricchezza e coerenza nell’arco di cinque secoli.
Il capolavoro assoluto della cartografia veneziana è sicuramente la celebre Veduta di Venezia a volo d’uccello di Jacopo de’ Barbari, datata VENETIE MD (1500).

La veduta è una xilografia incisa su sei pannelli in legno di pero, disposte a tre a tre orizzontalmente , le cui matrici sono ancor oggi conservate in una teca in vetro presso il Museo. Misura 134,5 x 282 cm circa.                                                                                Ne sono pervenuti oltre una ventina di esemplari che documentano almeno tre diversi stati principali della xilografia, riconoscibili in particolare per la diversa configurazione del campanile di San Marco. Il lavoro è durato tre anni, la xilografia qui presente è il primo stato della veduta, in cui il campanile di San Marco – danneggiato nel 1489 da un fulmine - ha ancora una copertura provvisoria in tegole.
Venezia, ritratta da un punto d’osservazione molto alto, “a volo d’uccello”, è ripresa da sud con in primo piano una parte della Giudecca e l’isola di San Giorgio.

Sullo sfondo, oltre alle isole della laguna settentrionale, il profilo delle prealpi con SERAVAL a indicare il passo che conduceva al nord.
Dall’ intreccio urbano compaiono le architetture più fortemente caratteristiche - l’area marciana centro del potere politico della città, le basiliche dei Frari e dei SS. Giovanni e Paolo, le facciate dei palazzi in Canal Grande, l’Arsenale - ma insieme appaiono, riprodotti meticolosamente in tutta la città, numerosissimi dettagli che ne fanno un documento di estrema rilevanza per la conoscenza del tessuto urbano e l’unica testimonianza visiva della Venezia cinquecentesca nella sua interezza.

La presenza inoltre di Mercurio e di Nettuno, la grande quantità di navi in bacino e il brulicare di barche in Canal Grande, rilevano un intento celebrativo dell’opera.


Nella parete di fronte, la veduta di Gian Battista Arzenti (attivo tra il 1590 e il 1625) e la pianta prospettica di Joseph Heintz il Giovane (1600 ca - post 1678) della metà del secolo.
A fianco del de’ Barbari, è invece il curioso dipinto settecentesco con I Natali di Venezia, in una ricostruzione immaginaria: l’articolata raffigurazione della città in pianta - in cui ciascun punto notevole è contrassegnato da un numero - è accompagnata, nella fascia inferiore, da tre ordini di personaggi - anch’essi contrassegnati - e da una legenda descrittiva.

Sia questi dipinti che la pianta a stampa consentono di valutare le trasformazioni subite dalla città per forma ed estensione in diversi secoli della sua storia e di apprezzare altresì come essa sia giunta a noi in termini sostanzialmente integri, nonostante il continuo lavorio di assestamento e di aggiornamento architettonico ed urbanistico, certo infittitosi nell’Ottocento e nel Novecento con le grandi opere di interramento di ampie zone paludose nelle aree periferiche della città e la costruzione del ponte translagunare.

 


Al centro della sala due globi, celeste e terrestre, pezzi rari della vasta produzione del cartografo veneziano Vincenzo Coronelli (1650-1718) frate francescano, cosmografo ufficiale della Repubblica di Venezia, che visse e operò nel convento dei Frari.

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